martedì 18 settembre 2012

La mucca Margherita (Svizzera - Canton Vaud)



In una bellissima fattoria vicino alla riva del Lago Lemano in Svizzera,  viveva una mucca che le sue compagne chiamavano Margherita. 

Era una mucca dolce e sempre sorridente che le altre mucche adoravano. Anche gli altri animali della fattoria la rispettavano e spesso, se avevano bisogno di un consiglio, è a lei che si rivolgevano perché era molto saggia e servizievole. Un bel giorno Margherita mise al mondo un vitellino. Era proprio bello e tutte le mucche e gli altri animali della fattoria e della vicina foresta le fecero i complimenti: non era da tutti i giorni vedere una coppia mamma vitellino così ben assortita e felice.


Ma, come in tutte le storie c’è un ma, il fattore decise che secondo le nuove regole degli esperti veterinari il vitellino, come tutti i vitellini, doveva essere separato dalla mamma per imparare ad essere indipendente. Purtroppo capita che i veterinari non abbiano bambini o che non abbiano esperienza o che, in nome della scienza, diano dei consigli senza chiedere il parere degli animali che dovrebbero avere il diritto di esprimersi, ma che non comunicano con i loro padroni.

Margherita soffriva molto, non sorrideva più e le sue amiche mucche cercavano invano di consolarla. Dopo qualche giorno la nostra mucca, durante una notte in cui non riusciva a dormire, ebbe un’idea luminosa. Per realizzarla però aveva bisogno dell’aiuto di tutto il suo piccolo mondo, eccetto naturalmente il fattore, che doveva rimanere all’oscuro di tutto. 



All’aurora, mentre tutti dormivano, si avvicinò alle sue amiche mucche, le svegliò una a una e mormorò loro qualcosa nelle orecchie. “Nessun problema” risposero queste bisbigliando.


Quando il ragazzo che si occupava delle mucche andò ad aprire il portone della stalla le trovò tutte pronte in fila e in un batter d’occhio uscirono e si diressero rapidamente verso il prato dove avrebbero dovuto pascolare quel giorno. Il ragazzo rimase meravigliato da questo comportamento, di solito ci volevano sforzi non da poco per far uscire le mucche e qualche volta doveva ricorrere persino all’aiuto dei cani, ma fu contento per una volta di essersela cavata così bene e senza problemi.


Una volta raggiunto il prato restarono tutte unite per nascondere Margherita che, mentre nessuno la vedeva, si mise prima in mezzo alla mandria, poi senza farsi vedere sgattaiolò nella foresta che si trovava lì dietro.


Camminò un bel po’, poi si fermò in una radura e, armata di santa pazienza, si mise ad aspettare. Dopo qualche minuto fu circondata da un folto gruppo di folletti che le chiesero: “Cosa fai qui, Margherita? Perché ti chiami Margherita, vero?” “Sì, rispose la nostra mucca, e sono qui perché ho un grosso problema e mi occorre il vostro aiuto”. 



Raccontò loro la sua triste storia e spiegò che sia lei che il suo vitellino soffrivano molto. 
“Voi che trovate soluzioni ad ogni problema, vi prego, aiutateci”.
Il più vecchio dei folletti le rispose: “Cara amica, troveremo senz’altro una soluzione al tuo problema. Ora torna veloce al tuo prato, prima che il tuo padrone e il guardiano si accorgano della tua assenza. Ti prometto che verremo presto a darti una buona soluzione al tuo problema”. 



Rassicurata dalle parole del folletto, Margherita trotterellando tornò al prato da cui era partita e raccontò alle sue amiche quello che era successo. Poi aspettò piena di fiducia.


La sera stessa un gruppetto di folletti venne a ispezionare i luoghi.


Esaminarono la stalla delle mucche, quella dei vitellini, la posizione dei prati, la casa del padrone, quella dei ragazzi che si occupavano delle mucche e infine anche il pollaio, perché le galline si mettono sempre a schiamazzare se sono disturbate e, secondo il piano, non si doveva fare rumore se si voleva che tutto andasse bene. Avvertirono tutti gli animali della fattoria, poi i folletti tornarono nella foresta.

L’indomani mattina presto il Capo Folletto scivolò in mezzo alle mucche, raggiunse Margherita, che dopo la sua promessa, per la prima volta da quando l’avevano separata dal suo vitellino, aveva dormito tranquilla, e le spiegò nei dettagli la soluzione che aveva trovato.
“A stasera”, disse il Vecchio Folletto.
“A stasera” rispose Margherita.   

Appena divenne buio tre folletti si avvicinarono alla fattoria. Il primo aprì la porta della stalla dei vitellini, il secondo fece uscire il figlio di Margherita, il terzo aprì la porta della stalla delle mucche per farlo entrare. Senza far rumore mamma e figlio si abbracciarono (come possono abbracciarsi una mucca e il suo piccolo), si accucciarono al caldo l’uno vicino all’altra e si addormentarono felici. Tutti erano contenti e dormirono tranquilli per l’intera notte. E anche le successive, perché appena calava il buio i tre folletti andavano a prendere il vitellino, lo accompagnavano dalla sua mamma, e all’aurora lo riaccompagnavano nella sua stalla. Quando il padrone la mattina faceva il suo giro di verifica delle stalle trovava tutto in ordine. Eccetto un piccolo dettaglio: la porta della stalla dei vitellini era sempre aperta. 


Ma siccome tutti i piccoli erano sempre al loro posto, Non si preoccupò più di tanto. E non seppe mai che i folletti non riuscivano a chiudere il lucchetto che era diverso dagli altri che conoscevano.

E da quel giorno la fattoria fu chiamata 


"La Fattoria delle Mucche Felici".