sabato 12 novembre 2011

Carlotta delle farfalle




Carlotta delle farfalle




Carlotta era una bambina vivace, intelligente, con due occhi brillanti e una folta capigliatura di un bel rosso vivo. Carlotta viveva nella periferia di una grande città vicino ai giardini, dove andava a giocare quando aveva finito i compiti. Un giorno, mentre scendeva dallo scivolo, vide una bellissima farfalla che volava allegramente fra i fiori delle aiuole. E vide anche un bambino che le correva dietro per prenderla. Le farfalle sono insetti delicati e spesso basta sfiorarle per ucciderle: Carlotta non poteva permettere che una cosa simile succedesse. Scese velocemente dallo scivolo. Allargò le braccia e si mise in mezzo fra la farfalla e il bambino, impedendogli di farle del male.

Lo distrasse per un attimo, il tempo necessario perché la farfalla volasse via. Non chiedetemi come, ma le sembrò che le facesse un sorriso prima di volar via, come per ringraziarla. Cose che succedono solo nelle storie.

 Ma Carlotta da quel giorno fece molta attenzione e ogni volta che vedeva una farfalla, la seguiva con lo sguardo o correndo vicino a lei fino a vederla in un luogo sicuro. Parenti e amici cominciarono a prenderla in giro, a dirle che perdeva il suo tempo con insetti inutili e a chiederle cosa pensava di ottenere da questo comportamento che tutti giudicavano assurdo. Carlotta  invece col passare del tempo si accorse che le farfalle, quando lei arrivava ai giardini, le venivano incontro e le svolazzavano allegramente intorno, creando un arcobaleno di colori vivaci e rallegrando i suoi giochi. Si sentivano al sicuro vicino a lei e sapevano che in caso di bisogno Carlotta le avrebbe difese da qualsiasi pericolo. E gli altri bambini che giocavano lì ai giardini, poco a poco, cominciarono a chiamarla “Carlotta delle farfalle”.

Ignoro tutto della biologia delle farfalle, ma ne so molto sulle loro leggende: ho appreso che esse vivono di petali di rosa. Anche Carlotta doveva aver letto gli stessi racconti, perché tutti i giorni arrivava ai giardini con un cestino di questo raffinato alimento. D’estate prendeva i petali nel giardino della sua Mamma e d’inverno, quando le rose non ci sono nei giardini, andava dalla fiorista vicino alla sua casa e raccoglieva quelli che cadevano dai mazzi pronti per essere venduti. Le scuoteva delicatamente un po’ e i petali cadevano da soli nel suo famoso cestino. La fioraia, che si chiamava Rosa (cos’altro avrebbe potuto fare una persona  gentile con quel nome?) era ben contenta di non buttar via quel “ben di Dio” e lo donava volentieri a Carlotta per le sue farfalle.

Quella stessa primavera cominciò a frequentare lo stesso giardino un’altra bambina. Si chiamava Mariangela.  Era stata una ragazzina vivace e allegra, ma aveva avuto un grave incidente: una moto l’aveva investita qualche tempo prima lasciandola per terra senza soccorrerla. Dopo lunghe settimane in ospedale il verdetto dei medici fu tristissimo: senza lunghe e faticose cure la bambina avrebbe seriamente rischiato di non recuperare l’uso delle gambe.  Mariangela era tornata a casa, ma la sua allegria era rimasta a terra, a quell’incrocio dove era avvenuto lo scontro con la moto. Non sorrideva più, niente la interessava. Mangiava pochissimo, rifiutava di curarsi, si lasciava soltanto portare in poltrona  a rotelle fino al giardino, ma non parlava con nessuno, nemmeno con la sua mamma, non voleva più vedere i suoi amici e piangeva spesso.


Carlotta la vedeva da lontano e si sentiva triste per lei. Avrebbe voluto aiutarla ma non sapeva cosa fare. Poi le venne un’idea. Visto che le farfalle le svolazzavano intorno dappertutto dove andava, decise di avvicinarsi a Mariangela per fargliele vedere.

Sulle prime la ragazzina sulla sedia a rotelle non si mosse. Poi pian piano cominciò a interessarsi a loro e quel giorno, prima di andar a casa sulle sue labbra spuntò un timido sorriso. E’ con molta emozione che il giorno seguente Carlotta si appostò per aspettare Mariangela e la sua sedia a rotelle.



E puntuale la ragazzina arrivò, con la sua mamma. Cercò con lo sguardo Carlotta e le sue farfalle. Erano tutte lì, e l’aspettavano. Il sorriso questa volta fu decisamente meno timido e la mamma spinse la sedia verso il piccolo gruppo variopinto. Il ghiaccio era rotto.

Col passare dei giorni Mariangela cominciò a muovere da sola le ruote della sua sedia per stare vicina alle sue nuove amiche senza disturbare la sua mamma. Era così piacevole vedere tutti quei colori comparire e scomparire intorno a lei, posarsi sui fiori, sui cespugli, salire verso i rami degli alberi, scendere verso il laghetto delle trote. Malgrado il suo problema, era tornata ad essere la ragazzina allegra di una volta e la sua mamma cominciava a credere che il giorno in cui si sarebbe alzata e avrebbe ricominciato a camminare.

E così fu. Un bel giorno, per salutare più da vicino le farfalle, Mariangela mise i piedi per terra e appoggiandosi a Carlotta fece qualche passo. Passetti timidi, i primi…


Ora le due bambine corrono insieme alle loro amiche farfalle. La mattina vanno a scuola insieme, poi fanno i compiti e poi vanno al giardino. Nessuno prende più in giro Carlotta per le sue amiche e tutti si sono convinti che anche un piccolo insetto può diventare un amico prezioso. 





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